Cosa ci impedisce di scrivere?
Una newsletter sulla scrittura come pratica e come gesto
Ciao, sono Stefano, Mycena è il mio giardino digitale1, e questa newsletter parla di ripartenza.
Dopo quasi un mese e mezzo dedicato alle cose importanti — una nuova casa, una buona vita, le persone a cui voglio bene — mi sono accortx di aver trovato anche molto tempo per scrivere. Merito dei pochi impegni, ma soprattutto del modo in cui ho abitato il tempo e lo spazio.
Per me scrivere è stato spesso un compito, un lavoro o qualcosa che dovevo fare per dimostrare a me stessx e all3 altr3 che potevo farlo. Come raccontavo qualche settimana fa, c’è stato un lungo percorso per me per riuscire a vivere la scrittura in un modo diverso. In questo lungo percorso mi sembra di aver messo bene a fuoco almeno 3 delle cose che mi hanno impedito di prendere in mano la penna o la tastiera.
✏️ Scrivere è come tagliarsi le unghie
Spesso a impedirci di scrivere è l’idea che il nostro testo deve raggiungere uno standard, deve essere esteticamente valido, raccontare qualcosa di interessante, essere letto da altre persone, possibilmente pubblicato. L’idea cioè che la scrittura è qualcosa che facciamo al di fuori di noi stess3.
Possiamo invece imparare (ma tragicamente non insegnare) un modo diverso di viverla. La scrittura può essere qualcosa di molto più intimo, una parte della nostra vita quotidiana come fare yoga, tagliarci le unghie e lavare i piatti. Una cosa che ha valore in quanto tale, mentre la facciamo, che entra a far parte della nostra vita non come attività di produzione di un testo, ma come attività di riproduzione di chi scrive.
Non voglio dire che la scrittura sia solo o soprattutto uno strumento di auto-aiuto, ma se la pratichiamo è utile sapere perché: che cosa di dà?
✏️ Scrivere è come suonare il violino
A frenarci c’è poi l’idea che la scrittura debba essere qualcosa di spontaneo, un talento naturale o una pulsione profonda, che abbiamo dentro di noi un demone della scrittura, e quando ci possiede, le parole sgorgano direttamente dall’inconscio senza rallentamenti, intoppi, argini e guide.
Sedersi davanti alla pagina bianca e guardarla ancora e ancora pensando “e adesso?” mentre ci si innervosisce sempre di più – penso sia l’esperienza principe dello scrivere. Mi verrebbe quasi da dire che saper scrivere è semplicemente saper uscire da questa impasse. Come? Ci sono tante strategie (dai prompt, alle immagini ecc.)
Non ho mai conosciuto una persona a cui scrivere venga spontaneo. È una pratica, un esercizio che abbiamo scelto di fare, lo yoga appunto. Oppure il violino: nessunx nasce con l’archetto, con la pratica si migliora, ma richiederà sempre un qualche sforzo, interrompersi e ripartire. E poi ci sono giorni in cui è meglio lasciar perdere.
✏️ Scrivere è come fare uno sciopero
Ma non siamo solo noi a frenarci. Fuori di noi c’è tutto un mondo che ci consiglia di dedicare tempo solo a quello che può tradursi in capitale sociale o economico, a coltivare le skills i rapporti, a raggiungere delle soddisfazioni che sono là fuori e vanno conquistate.
Scrivere in questo mondo è un po’ come pregare: è importante farlo, per chi lo fa, ma in generale non produce niente e non serve a granché. O ancora, è come fare l’amore: dedicarsi a qualcosa che ci fa stare bene, a una possibilità che è già dentro di noi, a cui possiamo accedere senza comprare niente.
A impedirci di scrivere non è la nostra inadeguatezza, ma l’inadeguatezza del sistema in cui viviamo. Il rifiuto del capitalismo all’idea che possiamo farci stare bene da sol3 e reciprocamente. Forse scrivere non è come fare uno sciopero, ma è senza dubbio un buon motivo per farlo.
📖 Qualche storia
Ecco qualche pagina che ho scritto e che mi ha fatto veramente piacere condividere:
🚨 Disordine, Forze del: un racconto sui carabinieri uscito nella zine Stortə Vol. #1
🏳️⚧️ Prove genitali: tre racconti sui corpi trans* raccolti in una zine pubblicata da giardino punk
🌳 Il fico: un racconto autobiografico
🚙 Iddio delle separazioni: una vignetta sul prompt “un personaggio con una moralità molto diversa dalla mia”
🍋 Arcipelago dei limoni: il mio evergreen racconto lungo solarpunk uscito a marzo 2025 con Delos Digital
🌍️ Qualche utopia
Qualche mese fa avevo scritto un articolo sull’utopia come genere letterario, come si scrive e perché…
Utopia è diventato il tema del primo evento dal vivo di giardino punk della serie Fateveli raccontare: una serata dedicata ai libri che abbiamo letto, ma soprattutto a quelli che ci interessano ma non abbiamo voglia di leggere. Se sei a Torino e hai letto qualcosa sull’utopia, segui questo filo e vieni a raccontarcelo! 💚
Per questa ripartenza mi fermo qui. Come sempre mandami idee, esperienze, suggestioni, critiche costruttive.
A presto! ☀️
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Lo era nel momento in cui ho mandato questa newsletter, oggi il mio giardino digitale è interamente offline e non ho più una newsletter, ma sono sempre attivx nel fediverso, se vuoi chiaccierare ci vediamo lì! ↩︎